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un blog snob per una buona causa

Cospettone!

con 6 commenti

di W.E.

Quanti granciporri lungo una già breve vita. Che cafarnao abbacarli tutti.
Quanto spreco baloccarsi con brigatori arruffamatasse, imbattersi in un biascicapaternostri o in un murcido faloppa, gettonare un bàbbio senapismo, inviare missive a un moscardino affannone in visita da anni da un freniatra magari pure callido.
Poi necessiti un anòdino, dal troppo disagarbare, ti mangi tutte le pipite o culmini in una ribotta per dimenticare.
Invece costoro dovrebbero finire tutti nella rumentiera, oppure tu appigionare un guardamerci, quantunque richiedesse una dispendiosa buonamano.
Ma vabbè, me ne imbuschero, invacco con ricche acquavite conservate nel frigidaire, cucio di gugliata le ferite rimaste e poi via! Pel mondo ancor con un desueto omnibus, che il cammino è lungo, ma io un buon equitatore.

Giocando con questo.

Written by w.e.

Aprile 28, 2007 a 7:13 pm

Pubblicato in Punto e Virgola

6 Risposte

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  1. …e davvero mi rincresce dell’impoverimento della nostra lingua, e da brava toscana mi permetto di precisare che l’agugliata non è il filo per cucire come descrive Repubblica, ma più precisamente il pezzo di filo della lunghezza giusta per cucire e mi sbilancerò ancor di più nel dire che a mio parere è -la gugliata- e non -l’agugliata-
    e sempre per giocare con le parole ecco una storia che fiorisce dal gesto colto di Fosco Maraini:

    Il giorno ad Urlapicchio

    Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
    col cielo dagro e un fònzero gongruto
    ci son meriggi gnàlidi e budriosi
    che plògidan sul mondo infrangelluto,

    ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi
    un giorno tutto gnacchi e timparlini,
    le nuvole buzzìllano, i bernecchi
    ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;

    è un giorno per le vànvere, un festicchio
    un giorno carmidioso e prodigiero,
    è il giorno a cantilegi, ad Urlapicchio
    in cui m’hai detto «t’amo per davvero»

    ………………………………………………………………….

    E gnacche alla formica

    Io t’amo o pia cicala e un trillargento
    ci spàffera nel cuor la tua canzona.
    Canta cicala frìnfera nel vento:
    E gnacche alla formica ammucchiarona!

    Che vuole la formica con quell’umbe
    da mòghera burbiosa? È vero, arzìa
    per tutto il giorno, e tràmiga e cucumbe
    col capo chino in mogna micrargìa.

    Verrà l’inverno si, verrà il mordese
    verranno tante gosce aggramerine,
    ma intanto il sole schìcchera gigliese
    e sgnèllida tra cròndale velvine.

    Canta cicala, càntera il manfrore,
    il mezzogiorno zàmpiga e leona.
    Canta cicala in zìlleri d’amore:
    E gnacche alla formica ammucchiarona!

    daniela

    Aprile 28, 2007 alle 10:49 pm

  2. Bellissima.
    Grazie daniela.

    w.e.

    Aprile 29, 2007 alle 12:35 pm

  3. Confermo. La gugliata è precisamente il pezzo di filo della lunghezza giusta per cucire, che infatti si misura in forma di guglia.

    il rammendasalsicce

    Aprile 30, 2007 alle 4:38 pm

  4. Minchia mi sono sbagliato lo pseudonimo:
    è rammendasalsiccie.

    il rammendasalsicce

    Aprile 30, 2007 alle 4:39 pm

  5. Ti ho corretto lo pseudonimo (e tolto la “i” dalle salsicce)…

    w.e.

    Maggio 2, 2007 alle 12:09 pm

  6. Dunque il fido DeMauro sembrerebbe dirci che oltre a gugliata (il termine esatto), si può usare, in sua vece, anche agugliata.
    Ma siccome noi siamo puntigliosi ora correggo con il termine esatto ;)

    w.e.

    Maggio 2, 2007 alle 7:57 pm


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