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Bucaneve

Pubblicato su Cotidie by w.e. su Giugno 7th, 2008

di W.E.

Mi alzo tardi perché tento di sfidare inutilmente un mal di testa capace di svegliarmi a più riprese come mi puntasse un chiodo nell’emisfero destro. Nei momenti di sonno sogno di lavorare in un ristorante i cui gestori sono quelli del bar che frequento realmente durante il giorno per i miei caffè. Quando mi alzo penso quasi di non fare colazione e invece poi mi avvicino ai fornelli.
Davvero non sento la necessità del caffè, mi scaldo il tè avanzato nella teiera.
E decido consapevolmente di fare l’esperimento freudiano della giornata.
Inzuppo nel tè un bucaneve.
Ho mangiato bucaneve per secoli, fino più o meno ai 15 anni, tutte le mattine.
Mentre addento il biscotto rivedo mille cose insieme.
Mi scendono due lacrime.
E poi mi metto a lavorare.

Melog

Pubblicato su Cotidie by w.e. su Febbraio 2nd, 2008

di W.E.

La mia nuova quotidianità si svolge ora in gran parte in un piccolo ufficio in allestimento.
Probabilmente hanno giusto oggi passato l’antimuffa su un pezzo del soffitto che pativa una perdita del piano superiore.
L’ufficio ha permesso che io potessi continuare a lavorare, dato che in casa sussistevano i problemi sottoesposti (su cui mi dilungherò più oltre). L’ADSL lì funziona. E bene.
Così per buona parte della settimana mi trovo in macchina più o meno agli stessi orari.
Grazie a questa nuova e sistematica disposizione del tempo - che, in ogni caso, sembra non essere propriamente sufficiente - ho ritrovato una vecchia abitudine che credevo ormai rilegata a otto anni fa. L’ascolto delle arrotate chiacchiere di Gianluca Nicoletti. Al tempo era Golem, su Radiorai, ora è Melog, su Radio 24.
L’appuntamento che allora mi portava in auto in tutt’altro luogo, e che ora mi accompagna precisamente fino al parcheggio libero del giorno. Mi fa pensare, mi fa sorridere. Lui e il nuovo, casuale reincontro col suo programma.
Nicoletti riceve molte telefonate di ascoltatori che si sdegnano alle sue parole e che trovano inutile la sua mezzora mattutina. Per me è, dopo Alicia (regalatami da un amico che mi conosce bene), la giusta dose di parole con cui cominciare la giornata.

Parcheggiando

Pubblicato su Cotidie by w.e. su Dicembre 10th, 2007

di W.E.

Confidando nel fatto che a Firenze è sempre stato l’unico posto in cui era possibile parcheggiare senza preoccuparsi delle linee blu e delle infernali macchinette, arrivo alla sede della RAI con tranquillità, quasi sorridendo alla casellante.
Al semaforo ormai neanche l’ombra di un lavavetri.
Svolto dietro il palazzo colla parabola gigante, che gli sta in testa come un cappello, e scopro con orrore la serie di parcheggi a lisca di pesce che hanno improvvisamente virato verso il ciano scuro.
Merda. Decido di parcheggiare lungo un muro, a terra i contorni dei rettangoli sono di un bianco smangiucchiato (bianco = “residenti”). Chi se ne frega. Mi faranno la multa di sabato pomeriggio? In effetti la risposta a questa domanda tende più all’affermativo, ma me ne frego.
Quasi come se il rischio di prendere una multa avesse più a che fare con il coraggio che con l’idiozia.
Al ritorno la mia macchina è ben lavata dalla pioggia e non ha alcun foglietto sul parabrezza.
Bene, perché ora occorre spostarla a S.Niccolò. Trovo facilmente parcheggio sulla strada che va verso il Belvedere, proprio accanto alle larghe scalinate che scendono alla torre. Parcheggio blu, naturalmente, anzi è di quelli blu ma con la macchinetta viola: 1 euro la prima ora, 2 euro a ora dalla seconda in poi. Fortunatamente dalle 20 in poi sono solo 50 centesimi. Così questa volta niente facile spreco di coraggio.
Molte chiacchiere e bicchieri di vino bianco in un locale in cui il gestore attacca tediose pippe a qualsiasi donna abbia fatto l’errore di sedersi al bancone davanti a dove lui stappa le bottiglie (“ti ho già visto, sei già venuta, abiti qui? Tu dovresti fare l’attrice etc.”); in particolare in quella postazione si trova mia sorella che ogni tanto mi lancia sguardi di allarme. Ma la compagnia è molto piacevole e il tempo scorre leggero verso l’ora di cena.
Ci aspettano in un ristorante, stavolta in zona Porta Romana. La Punto verde stelvio riattraversa i viali nel traffico di un freddo sabato di festa, oltrepassa la Porta fiduciosa e si ferma a fianco ad altre macchine in una piazza adibita a parcheggio nella più totale assenza di macchinette. Non stiamo troppo a controllare, nel pieno spirito italiano “se ci hanno parcheggiato altri potremo farlo anche noi”.
Entriamo nel ristorante, baci e abbracci con amici che non vedo da tempo, ci sediamo, ah finalmente. Ma un mio amico fiorentino, quando gli spiego dove ho lasciato la macchina, osserva che è praticamente certo che mi faranno la multa, perché è solo per residenti e il sabato sera (come in tutti gli altri giorni e in tutti gli altri orari) i vigili sono impietosi.
Bene, mi rimetto la giacca ed esco. Trovo un posto lungo le mura. Ma mi rendo conto di non aver preso portafoglio né monete. Torno al ristorante, faccio la questua perché ho solo contanti e riesco.
È chiaro che il ragazzo che racconta in una sala la storia di Dante e Beatrice accompagnandosi con la chitarra a mo’ di menestrello si domanda dove sia il problema nel vedermi inforcare la porta per la quarta volta. Torno di nuovo al mio fedele mezzo color di bosco. Davanti alla macchinetta, viola anch’essa, comincio ad inserire una moneta. Ma me la sputa indietro. Provo con un’altra ma mi sputa indietro anche quella. Ci mancava pure questa. Le provo tutte, senza successo.
È a questo punto che l’essere umano, nel tentativo di risolvere il problema, tenta la strada dell’approfondimento. Comincio a leggere tutto ciò che c’è scritto sulla macchinetta. Fino alla frase che in tutta la sua banalità, rappresenta la vera illuminazione della giornata: “Gratis domenica e festivi”. Idiota, oggi è l’8 dicembre. Torno ridendo al ristorante chiedendomi come mai la macchinetta di S.Niccolò non era intelligente e cordiale come questa. Attraversando il corridoio incrocio gli occhi del menestrello che controlla il nuovo cliente in arrivo, mi viene da ridere ancora di più: “Sono sempre io”, dico e lui pure ride. Il resto della serata è sempre annaffiato di vino e la compagnia in parte cambiata, è sempre molto piacevole. Non come il puré, purtroppo, né il polpettone, né la crostata. Ma in fondo non si può avere tutto.

Senza linea parte seconda

Pubblicato su Cotidie by w.e. su Novembre 10th, 2007

di W.E.

“Mi senti?” si sente dire la mia coinquilina quando alza il telefono, che fino a poche ore prima non voleva saperne di squillare. I tecnici della Telecom non dicono chi sono quando chiamano, te li immagini avvolti da cavi in una centralina telefonica nel paese aldilà del bosco, che tentano di capire i misteri della “fonia” (gergo loro).
Ci rimane appuntato su un foglietto il cellulare di uno di loro, così quando la fonia riprende a funzionare e improvvisamente smette di funzionare l’ADSL, lo chiamo e gli chiedo se per caso non ci sia un collegamento tra le due cose. Lui cade dalle nuvole: “Perché, l’ADSL funzionava quando non funzionava il telefono?”. “Sì - gli faccio. Lui ride: “Questi sono proprio i misteri della telefonia”. La cosa chissà perché non mi stupisce. Non è detto che gli esperti in qualcosa che per te va oltre la comprensibilità umana non abbiano anche loro dei moti di dubbio e incredulità. Comunque lo prego di soccorermi perché nel frattempo le due telefonate a Wind per chiedere delucidazioni non raggiungono grandi risultati, si limitano a constatare il problema e ad aprire la pratica di segnalazione del guasto dopo avermi fatto ribaltare telefoni, router, prese e cavi telefonici.
Incredibile ma vero: i due tecnici Telecom si presentano a casa dopo neanche un’ora, tirano fuori il loro modem dalla scatola ben sigillata da un’elastico e provano ad attaccarlo alle varie prese. Lui (il modem) si allinea senza difficoltà.
La rassegnazione sta già per avere la meglio, forse il problema è il router, penso che dovrei provare a resettarlo ma non mi ritrovo più il foglio con la password e penso già al tempo infinito per fare richiesta di una nuova password, intravedo già la sequela di problemi nell’immediato futuro, non so se piangere, poi - improvvisamente - la lucina arancione si accende. L’omino Telecom sorride sardonico: “Forse serviva solo la nostra presenza”.
Li saluto, spingendomi in slanci di ringraziamento, e postulando positivi commenti sulla solerzia ed efficienza dei tecnici della fonia.
Il giorno dopo l’ADSL smette di funzionare di nuovo.
Ok, allora è tutto nella norma.

Senza linea

Pubblicato su Cotidie by w.e. su Novembre 6th, 2007

di W.E.

Ecco, tornare a casa e scoprire che hai lasciato il cellulare in un posto abbastanza lontano e non lo recupererai prima di un giorno, ricordarti che anche il tuo telefono fisso da circa una settimana non funziona (e la Telecom il giorno successivo, dopo lunghe attese e milioni di canzoncine sa solo dirti che sì in effetti il guasto è già segnalato ma ancora il problema non è stato risolto); non avere avuto ancora l’intelligenza di appuntare i numeri di telefono su una rubrica (pur avendo avuto l’accortezza di comprarla per poi abbandonare lei e le sue pagine intonse sullo scaffale).
Dunque è notte e sai che qualcuno si preoccuperà perché non ha ricevuto il messaggio che conferma l’arrivo a casa in tutta salvezza, e ti preoccupi a tua volta per la sua preoccupazione e pur pensando a tutte le possibilità di risolvere la questione non ce n’è una plausibile e vai a letto con le mani legate (del libro che stai leggendo non ricordi il punto, le immagini nebbiose delle ultime dieci pagine ti convincono a non tentartela neanche).
E il giorno dopo è uno stramaledetto lunedì, in cui devi dare conferme delle riunioni e degli appuntamenti del martedì, e non hai telefono né numeri, e - guarda caso - l’ADSL (santa, benedetta, grazie di esistere) va a manovella.
Vorresti bestemmiare anche se solitamente la bestemmia non ti dà abbastanza soddisfazione, poi piano piano le cose si sistemano anche se chissà perché hai un torcicollo da paura.
Poi scopri che c’è chi ha pensato di molto peggio e che, pur di sapere se stai bene, si è fatto diversi chilometri e una notte in bianco. Allora c’è posto solo per la riconoscenza, per il sorriso che avanza, per vedere la fortuna che hai di aver incontrato una persona speciale.
Comunque, si può arrivare ad una sana conclusione: un giorno senza cellulare è un lusso che ci dovremmo ogni tanto permettere.

Conseguenze inattese della febbre

Pubblicato su Cotidie by w.e. su Ottobre 27th, 2007

di W.E.

Credo che siano le conseguenze della febbre. O della tachipirina sulla febbre. O del giorno e mezzo passato a casa con la febbre davanti al computer. Insomma, fatto sta che ieri sera tanta era la convinzione che ho fatto cambiare l’ora a tutti con un giorno di anticipo, con il risultato che stamattina, quando ho fatto capolino dalla mia stanza, tutti stavano correndo come palline impazzite perché erano in ritardo di un’ora sul lavoro.
Ancora con le cispe agli occhi (picìcchie a casa mia), ancora senza caffè, cercavo di capire che ora fosse realmente, idiota in mezzo al trambusto, coll’immancabile e sottile senso di colpa pronto ad attacarmisi addosso come pellicola. L’influenza fa dei brutti scherzi. Ma oggi sto molto meglio grazie a dio. Niente più incubi sulle lettere tridimensionali del logo di un’azienda di tubi d’acciaio. E finalmente ho capito che ora è.

Sintomi d’autunno

Pubblicato su Cotidie by w.e. su Ottobre 4th, 2007

di W.E.

E ottobre arrivò. Come un macete, senza preavviso.
E così dal niente, le ore sono diventate cortissime, tutte.
Le scadenze tornano a scadere prima di prima, il lavoro di una settimana deve rientrare in un giorno, l’orecchio si abbrustolisce al telefono, gli appunti si spargono su mille fogli che perdi seduta stante, le cose che ti dimentichi sono già troppe, come le sigarette subito fumate tutte, dici:”Quest’anno faccio il corso di fotografia, lo giuro”.
E poi salti la prima lezione.
Tutto incombe e tu ingigantisci o forse tutto incombe perché tu ingigantisci ma comunque il risultato è lo stesso.
Poi succede che ci si ritrova in casa da soli il sabato sera a guardare La notte dei morti viventi, che è bellissimo, davvero, però.
E poi succede che devi litigare col disco di avvio proprio quando non ce n’è davvero bisogno, e poi ricordarti che è finito il vino all’ora di cena.
E fuori ci sono delle giornate.
Ma l’anticiclone sta finendo perché a tutto ciò si addice il freddo.
Sabato mattina legna.
Dopo di che cercheremo di rassegnarci al fatto che la gatta ha la piorrea.

Sandali spezzati

Pubblicato su Cotidie by w.e. su Agosto 8th, 2007

di W.E.

Quando ci riesco - e quando ricordo qualcosa di più della mia testa che muore sul cuscino ad orari da licantropi - sogno di copioni dimenticati, sandali spezzati, sogno John Cusack in mezzo a un gruppo di pirati bambini.
Il giorno sono camminate veloci per discese e salite, mail e telefonate, sigarette e sigarette, volantini e vento, monete e cene tarde.
Speriamo che nel frattempo non mi abbiano fatto la multa.

Serenate

Pubblicato su Cotidie by w.e. su Luglio 11th, 2007

di W.E.

In una notte in cui ho già difficoltà a prendere sonno, un rumore persistente e vicino mi impedisce di dormire. Sembrerebbe sul tetto, qualche animale che gratta, ma poi no, è ancora più vicino, sembra quasi dentro la stanza, ed è sicuramente un animale che si muove.
Non riesco a capire da dove viene esattamente, poi mi alzo e apro le scuri. Grazie a Dio la finestra è chiusa, perché appeso alla mia persiana semiaperta c’è un topo.
Per niente piccolo. Un topo grigio di considerevoli dimensioni.
Continua a grattare tra persiana e finestra, che non posso aprire per cacciarlo perché potrebbe entrare con facilità.
Il rumore mi rode gli occhi. Decido di provare a farlo sparire.
Mi avvicino alla finestra con in mano un bastone. Riapro la scure.
Ora sono quattro.
Che bella serenata. Li mollo.
Vado in soggiorno, dove incontro una delle mie compagne di casa sveglia a causa di un brutto incubo.
Prendiamo visione insieme dei miei ospiti in movimento sul davanzale. Ci fumiamo una sigaretta buttando là qualche ipotesi sulle prossime visite notturne. Un cinghiale che entra bello bello direttamente dalla porta? No, perché tanto per non farci mancare niente, la casa da qualche giorno è invasa dalle pulci che hanno creato il loro microsistema abitativo sul mio gatto.
Ce la ritentiamo. Torniamo a letto.
Il rumore persiste ma ormai l’idea assurda che possano riuscire ad aprire la finestra è passata, anche grazie alle Fiabe Italiane di Calvino i cui personaggi sono ben più originali di quattro topi sul davanzale.
Piano piano desistono e io, con Gas Gas nella mente, crollo.

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Candele e orecchiette

Pubblicato su Cotidie by w.e. su Luglio 10th, 2007

di W.E.

È una sera dolce.
Qualche candela, un cane spaventato dai gatti si aggira chiedendo cibo, poche persone attorno ad un tavolo, chiacchiere soavi e placide alla fine di una domenica piena, orrecchiette col cacioricotta e primitivo.
Dentro Ella Fitzgerald canta con garbo, quasi a cullare questa serata, dove è tutto sorriso e lentezza, nel luglio fresco della campagna.
L’aria accarezza respiro e pensiero, sensi e membra sono in pace, e senti che l’estate ti offre proprio ciò che stavi cercando senza sapere.

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