Archive for the ‘Gli scranni, i media, la polis’ Category
Senza parole
di W.E.
….
Obama, facci un embargo
di W.E.
DECRETO LEGGE ANTICOSTITUZIONALE
1. Napolitano non firma il testo del decreto legge del Cdm che recita così:
“In attesa dell’approvazione della completa e organica disciplina legislativa sul fine vita alimentazione e idratazione in quanto forme di sostegno vitale e fisologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi” – motivando la sua decisione con questa lettera.
2. Il Presidente del Consiglio decide di trasformarlo in disegno di legge che Schifani si affretta a far discutere in aula già lunedì. Le motivazioni che spingono il Presidente del Consiglio a volere a tutti i costi vietare la sospensione dell’alimentazione di Eluana Englaro sono i seguenti:
- Eluana è “una persona viva, che respira in modo autonomo, le cui cellule cerebrali sono vive e mandano anche segnali elettrici. Una persona che potrebbe anche avere un figlio”;
- Eluana è “in uno stato vegetativo che potrebbe anche variare, come diverse volte si è visto”;
- “Non mi volevo sentire responsabile di un’omissione di soccorso per una persona in pericolo di vita”.
Dice al padre: “Mi dicono che ha un bell’aspetto, funzioni attive, il ciclo mestruale…”
EMENDAMENTO SICUREZZA
L’emendamento sulla sicurezza presentato dalla Lega è passato al Senato con 154 sì e 135 no e 1 astenuto. Fra le altre cose, rende effettivo quanto segue:
1. la cancellazione della norma per cui il medico non deve denunciare lo straniero che si rivolge a strutture sanitarie pubbliche;
2. il carcere fino a quattro anni per i clandestini che rimangono sul territorio nazionale nonostante l’espulsione;
3. la tassa da 80 a 200 euro per il permesso di soggiorno;
4. la schedatura dei senza fissa dimora in un apposito registro;
5. l’istituzionalizzazione delle “ronde padane” (non armate grazie ad un emendamento di Casson).
Vedi titolo.
Couchsurfing
di W.E.
I social network sono ormai quotidiano argomento di conversazione nei contesti più disparati.
Giornali e riviste non fanno che pubblicare articoli sul tema. Non ricordo se fosse il Sole24ore o quache altro quotidiano che ha approntato addirittura una guida in più volumi per gli utenti di Facebook – il social network più frequentato, gettonato, studiato, chiacchierato.
Anche oggi su Repubblica due le questioni affrontate: la prima ha a che fare con l’ombra nera della crisi che avanzerebbe anche su questo settore; la seconda riguarda un gruppo di madri che ha lanciato una protesta contro la politica di Facebook relativa al divieto di pubblicare foto di donne che allattano.
Ora, non m’interessa discutere qui i pregi e/o i difetti di Facebook e affini, vorrei invece parlare di quello che io considero realmente un “social network” – ampliandone, forse in modo improprio, la definizione.
Couchsurfing è una rete di ospitalità gratuita che funziona tramite Internet.
Ormai molto conosciuta, con un gran numero di utenti, nasce nel 2003 dall’idea di un giovane del New Hampshire, che avendo la passione per i viaggi ha ideato un portale attraverso il quale è possibile ospitare ed essere ospitati semplicemente inviando una mail agli utenti della rete.
Il sistema, molto ben organizzato, prevede la creazione di profili molto dettagliati, nonché un modo di verificare e valutare il grado di disponibilità e serietà con cui i membri vi partecipano. La forza di questa rete è non solo quella di permettere a chi viaggia di avere un posto dove dormire senza spendere un soldo, ma soprattutto di conoscere i luoghi attraverso e insieme alle persone che li abitano, creando – parallelamente alla rete virtuale – una reale rete di contatti tra persone di diversi Paesi e culture. Consiglio, a chi ne avesse la possibilità, di entrare a far parte di questa rete. Si tratta, a mio avviso, di uno dei progetti più ambiziosi ed interessanti realizzati attraverso Internet, con una funzione sociale e culturale di grande portata.
Solo una volta, ormai un paio di anni fa, mi capitò di leggere un articolo pubblicato su un quotidiano italiano relativamente ai “surfers del divano”.
Ma si sa, le cose che funzionano non meritano mai troppa attenzione.
Il pedone pirata
di W.E.
In una delle settimane più stressanti e faticose dell’anno, nell’ordine mi rubano il portafoglio e m’investono con il motorino.
Io riesco a malapena a trovare il tempo di andare a fare la denuncia per il furto e a rifare i documenti, figuriamoci se ho voglia di andare a compilare pratiche per spillare soldi all’assicurazione del giovane sventurato che mi ha investito.
D’altronde non è che abbia riportato gravi traumi, giusto qualche sbucciatura e un bel bernoccolo (anche se mi portano in ambulanza al pronto soccorso a verificare).
Faccio una discreta figura con il poliziotto che batte la mia denuncia al computer: è lo stesso che tre giorni dopo arriva sul luogo dell’incidente e che mi intervista per il verbale.
Alla fine, avrei detto che due eventi così in successione mi avrebbero messo molto più malumore.
Forse la stanchezza era tale che facevo anche fatica a rendermente conto.
La cosa passa, ho quasi tutti i documenti (ma non più la mia fantastica carta d’identità nuova). A parte il codice fiscale e la tessera sanitaria. Comunque. Pace fatta.
Ma stamattina, quando vado alle poste con una raccomandata che sa di patente nuova in arrivo (in effetti ancora mi manca anche quella) o di un misterioso ritrovamento del portafoglio a Reggio Calabria, mi ritrovo con un atto giudiziario. Devo pagare 32 euro e 69 (10 e 69 sono per le spese di notifica) perché quando mi hanno investito non attraversavo sulle strisce.
Leggete qua, fatevi una cultura.
Biliardino
di W.E.
Ne abbiamo sentite tante, dal divieto di fare foto ai propri figli in piscina a Trento alle multe salate se siete più di due di notte in un parco di Novara.
Ma la più incredibile l’ho vista a casa mia.
Sulla spiaggia, accanto al bancone del bar, un cartello recita: “Vietato l’uso dei videogiochi e del biliardino ai minori di 14 anni”.
Ricevimento
di W.E.
Non so che cosa accadrà al nostro Paese nei prossimi anni. Dico, a prescindere dal verde che si allarga nelle bandiere e si restringe nei campi – qui, sotto l’aia ancora per poco mia, costruiranno una bella piscina, e le porzioni di casolari riscaldate a camino diventeranno tanti appartamenti per tante famiglie, e tra confusione e strepiti avranno termine le notti silenziose…
Dicevo. Ho un fremito, un fremito d’indignazione e repulsa per tutti coloro che occupano cattedre senza meritarne neanche il più piccolo cassetto. Non parlo di qualche politico ma di qualche insegnante. E dei segretari di quegli insegnanti. E di tutti quelli deputati a essere di sostegno agli studenti in quanto investiti di ruoli di qualche tipo all’interno delle strutture didattiche ma invece finiscono per essere un intralcio. Quando non un ostacolo serio.
E aborro episodi del tipo di cui ora vado a narrarvi, con nomi neanche troppo di fantasia.
Francesca xxx, studentessa dell’ultimo anno di Conservazione dei Beni Culturali, s’informa sull’orario di ricevimento di Luciana xxx, direttrice didattica del suo Corso di Laurea. S’informa per scrupolo, dato che siamo agli sgoccioli del primo semestre (e nel secondo gli orari di ricevimento cambieranno) e anche perché la sede del corso è in un’altra città rispetto a quella in cui abita, a circa un’ora di distanza in auto.
Telefona. Alla domanda di cui sopra (“Volevo sapere se gli orari di ricevimento sono quelli dato che vengo da fuori e non ho sempre modo di controllare su Internet…” etc etc) Luciana risponde con un’altra domanda (che non si fa n.d.r.) per di più provocatoria:
- “Ha una domanda migliore di questa?”
- “No. Veramente io volevo sapere…”
- “A questa domanda le può rispondere il computer.” (strafalcione: il computer non “risponde” e comunque non è il computer che fornisce gli orari, ma semmai un sito su Internet; quindi siccome lei lo sa, forse è uno strafalcione voluto, allora seconda provocazione, n.d.r.).
- “Ma non tutti hanno il computer e non tutti hanno modo di verificare sempre e facilmente le informazioni su Internet”.
“Ah questo è un altro discorso”. E riattacca. RIATTACCA. Siamo alla maleducazione.
Francesca è un po’ basita, ma siccome non si fa scomporre per così poco chiama la segreteria del Dipartimento. Risponde un ragazzetto.
“Sì, ciao, senti, scusa siccome io dovrei etc etc so che il ricevimento inizia alle 15 ma a che ora finisce?”
Risposta: “Il ricevimento non hai mai fine, ha solo un inizio.” Siamo alla demenza.
Francesca non si abbatte. Sale in macchina, e fa in modo di essere al ricevimento in un orario perfetto sia per il primo che per il secondo semestre, né troppo presto né troppo tardi (ma in fondo avrebbe potuto anche arrivare tardi tanto l’orario di ricevimento non ha mai fine).
Naturalmente Luciana non c’è. Invece arriva un’altra ragazza, visibilmente agitata che deve consegnare la tesi entro la giornata e davanti alla porta chiusa è presa da un attacco misto di panico e disperazione. Insieme vanno in segreteria a chiedere delucidazioni, lì scoprono che Luciana se n’è andata giusto giusto dieci minuti prima dell’inizio del ricevimento (ma che brava!). Protestano a viva voce, richiedono il numero di cellulare senza successo, e alla richiesta di indicazioni su come poter fare non solo per risolvere la cosa ma anche per avviare un giusto reclamo la risposta è “Lo sapete che il coltello dalla parte del manico ce l’hanno sempre loro. Poi fate voi.”
Ecco. Fate voi.
Iraniane alla guida?
di Lisa
L’altro pomeriggio acchiappo per caso le ultime frasi di un cronista su Radio24 (che seguo anch’io, ogni tanto; a questo proposito non ho ancora capito se Cruciani mi sta antipatico o no) che parla di qualche Paese, ma non so quale.
Nuovi provvedimenti per rilasciare patenti alle donne. Nel senso che le donne non possono prendere la patente e se la prendono è per qualche caso speciale che mi è sfuggito. In ogni caso, a parte il fatto che possono guidare dalle 7 alle 20 – con il velo al suo posto – per ottenerla, questa benedetta patente, devono pagare una salata cauzione nel caso di possibili incidenti e conseguenti danni all’auto .
Spero non me la menerete col politicamente corretto se ho saputo solo pensare “Maledetti bastardi”.
Poi il pensiero è volato subito (non prima dell’immagine di me col velo che guido una macchina lunga e ammaccata, il velo mi va in faccia e io vado addosso alla macchina davanti e la mia si ammacca ancora di più e mi tolgono la patente per cui ho pagato una cauzione più alta del prezzo della macchina stessa, ovviamente acquistata da un’altra donna che aveva a sua volta rinunciato alla guida per lo stesso guaio) all’Iran e al bellissimo e amarissimo lungometraggio di Marjane Satrapi. Non me ne riavrò, credo.
Se c’è vento bisogna chiudere le finestre
di W.E.
Non so voi, ma per me è ancora fresco il ricordo dei manifesti attaccati alle porte delle chiese i giorni del referendum sulla legge 40. Unite nella campagna politica, le diocesi stampavano dei “NO” cubitali, tante volte gli anziani non vedesssero bene quale fosse la scelta che erano chiamati a fare. Ricordiamoci che a distanza da pochi giorni del referendum la maggior parte delle persone non sapeva neanche di che cosa si stesse parlando.
Oggi, a distanza di due anni e mezzo, è iniziato un nuovo dibattito sulla 194 e sulla sua applicazione. Già allora qualcuno diceva che questo sarebbe stato il passo successivo.
Ma no – e anche oggi, dopo la moratoria di Ferrara, tutti dicono: Ma no, è impossibile che si possa toccare la 194.
Ferrara chiarisce la sua posizione: “La legge 194 è sacrosanta, in quanto ha vinto sull’aborto clandestino. Se la voglio cambiare? No! Mi hanno accusato di essere l’orco che vuole portare le donne in catene a partorire. Nella mia proposta di moratoria sull’aborto non c’e’ alcuna aggressione alla legge 194”.
Sarà, ma vediamole un momento le conseguenze della sua moratoria, raccolta a velocità da staffetta da Ruini, quindi da Bondi che propone subito una mozione parlamentare, a sua volta accolta “con favore” da Paola Binetti (senatrice del Pd).
Voglio tralasciare la manipolazione strisciante dei monarchi del Vaticano durante le messe della domenica e nelle pagine dei quotidiani, chi non la vede si svegli, e passare invece subito alle veloci applicazioni pratiche del nuovo pensiero teocon.
In Lombardia la Giunta presieduta da Formigoni ha appena intrapreso un nuovo atto d’indirizzo, costituito da due iniziative.
La prima “riguarda il potenziamento delle attività preventive e di accoglienza delle donne in stato di gravidanza complessivamente effettuate dalle ASL, dai consultori e dai servizi di ostetricia e ginecologia, con attenzione alle sinergie rispetto ad altri soggetti rappresentativi del volontariato sociale” (attenzione bene a questi “altri” soggetti).
“La seconda iniziativa – ha aggiunto il presidente lombardo – consiste invece nella individuazione del termine ultimo di effettuazione delle interruzioni volontarie di gravidanza (di cui all’articolo 6b della legge 194, cioè il cosiddetto aborto terapeutico) non oltre la 22ma settimana +3 giorni, ad eccezione dei casi in cui non sussiste la possibilità di vita autonoma del feto”.
Ovvero, la Lombardia per prima fissa il limite dell’aborto terapeutico alla 22ma settimana.
Che cosa cambia rispetto alla Legge?
L’articolo 6 della legge 194 recita:
“L’interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata:
a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.”
Ossia la legge, in caso di aborto terapeutico, non fissa un limite, anche se normalmente il limite viene fatto cadere alla 24 settimana.
In Lombardia si stabilisce invece che dopo 22 settimane e 3 giorni può cominciare la vita autonoma di un neonato e l’aborto terapeutico è dunque vietato oltre questo termine.
Andiamo ora in Veneto.
Nel 2006 a Venezia, una grande manifestazione avversava il Progetto di Legge n°3 presentato dal Movimento per la Vita dal titolo “Regolamentare le iniziative mirate all’informazione sulle possibili alternative all’aborto”. Il provvedimento, che si compone di tre articoli, prevede la presenza obbligatoria di materiale informativo e di volontari delle associazioni per la vita nei consultori, nei reparti di ginecologia e ostetricia, nelle sale di aspetto e negli atri degli ospedali al fine di informare le donne sui rischi dell’interruzione volontaria della gravidanza e sulle possibili alternative all’aborto. Il progetto impegna i direttori generali delle aziende ospedaliere a imporre sanzioni nei casi di inosservanza di tali disposizioni.
Questo progetto di legge è quantomeno controverso se la 194 dispone all’art.2 che:
“(…) I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita.”
Con questo progetto di legge non solo si darebbe la priorità, tra “gli altri soggetti del volontariato sociale” di cui sopra, al Movimento per la Vita, ma addirittura renderebbe la presenza dei volontari di questa associazione e del loro materiale obbligatoria. Le sanzioni disposte per l’innoservanza di tali disposizioni andrebbero dai 500 ai 5.000 euro. Vedete bene che si tratta di una vera e propria modifica dell’articolo 2 della 194.
Il PDL n°3 è stato allora affossato. Bene. Peccato che sulla scia della moratoria sull’aborto la Regione Veneto si sta preparando a rimetterlo all’ordine del giorno.
Piano piano, silenziosamente, piccoli passi vengono intrapresi e, come per i gamberi, questi passi si muovono all’indietro, andando a minacciare i risultati delle conquiste di autodeterminazione individuale e sociale del passato. La punte più avanzate di questo venticello reazionario – come l’ultima oratrice del convegno su Scienza, Etica e Laicità che si è tenuto lo scorso 29 gennaio a Venezia sottolinea – parlano già di “vietare l’aborto terapeutico” e di “amore libero dalla contraccezione”.
A conclusione del suo intervento ci avverte: “Mia nonna diceva che quando c’è vento bisogna chiudere le finestre, perché fa corrente”.
Law of Parties
di W.E.
Un articolo del Corriere della Sera di qualche giorno fa mi riporta alla mente alcune delle conversazioni che tentavo di imbastire a suo tempo con alcuni americani per capire quali fossero le motivazioni che li spingesse ad appoggiare la pena capitale.
Stavo in uno Stato che non la prevedeva, ma in ogni caso ricordo che la questione principale per alcuni non fosse né il presunto potere deterrente, né la “giusta” funzione punitiva rispetto al delitto commesso. La questione era invece squisitamente economica, ovvero: “non ho intenzione di spendere i miei soldi per mantenere un assassino in carcere”.
Queste persone non sapevano forse – come è facile scoprire con qualche piccola ricerca – che l’iter di una condanna a morte è molto più oneroso di un ordinario processo per omicidio: costa quasi come mantenere 3 ergastolani. Nel 1996 Clinton firmò una legge per abbassarne le spese, grazie alla quale legge il tempo che intercorre tra le sentenze e le esecuzioni si riduce mediamente dagli otto ai quattro anni.
Il che però dall’altro lato, aumenta il rischio di mandare a morte degli innocenti, visto che nei casi in cui i condannati sono stati scagionati ci sono voluti almeno 6 anni per raccogliere prove a loro favore.
Dunque, non è un deterrente (ma potrebbe addirittura, paradossalmente, essere il contrario, come ci dimostrano i dati sulla diminuzione di omicidi e criminalità in Canada da quando la pena di morte è stata abolita), non fa risparmiare soldi pubblici, non riabilita i criminali, e fino a poco tempo fa uccideva anche minorenni e persone mentalmente instabili.
Insomma, tutte cose che sappiamo già.
Ma questo non sapevo: che in Texas, lo Stato più nefasto per le esecuzioni capitali, esiste la Law of Parties. La Law of Parties permette di mandare a morte anche quelli che potrebbero essere considerati complici involontari di un omicidio, ovvero addirittura ignari dello stesso, ma che per qualche circostanza fortuita – passatemi il termine infelice – hanno qualche più o meno diretta connessione (e molto spesso diretta non lo è per niente) con colui che ha ucciso.
È il caso di Kenneth Foster la cui condanna a morte, annullata dal Giudice Furgeson, è stata ripristinata dal Giudice Maria Teresa Herr – dopo che l’accusa ha fatto ricorso alla Corte Federale d’Appello – e fissata al prossimo 30 agosto.
L’Unione Europea – giunto il Texas recentemente alla sua 400ª esecuzione negli ultimi 25 anni – ha colto l’occasione per ripetere la sua richesta di una moratoria e il governatore Rick Perry in sostanza ha risposto: “Fatevi un bel ballino di cazzi vostri”.
Polsi
di W.E.
Meno male che qualcuno – che si chiama Angela Latella – pensa che la frattura della mandibola, un trauma cranico e lesioni varie in tutto il corpo, con invalidità permanente dell’8% (così è tornata a casa Rita Sieni dal G8 di Genova nel 2001) non sia da annoverare sotto la voce “uso della forza resosi necessario perché i Black Block si erano abbandonati a saccheggi e devastazioni”.
Tanto più se a subire questa punizione è una donna di un gruppo pacifista in fuga dalla furia delle parti – una massaggiatrice, per la precisione, ma ormai con il polso maffo).
Rita Sieni verrà risarcita con 23.400 euro.
Se ci aggiunge di tasca sua 4.600 euro può comprarsi un orologio.

