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Nel senso

Pubblicato su Punto e Virgola by w.e. su Novembre 25th, 2007

di W.E.

Cos’è che può portare dei ragazzi a incidere con un bisturi una svastica nell’anca di una diciassettenne? Aiutatemi: è qualcosa di diverso dalla totale deficienza?

Dativo Etico

Pubblicato su Punto e Virgola by w.e. su Luglio 3rd, 2007

di W.E.

Il dativo etico indica partecipazione psicologica e/o emotiva da parte di chi parla a quanto espresso nel predicato. Per questo a volte è confuso con il dativo di interesse (o dativo di vantaggio/svantaggio).
Esempi:
“Che mi combini?”
“Mi è morto il gatto”.
“Il bambino non mi mangia”.

Mi hanno accusato – giustamente – di usarlo in modo continuo e assertivo, nell’ambito di una situazione organizzativa in cui avevo diverse responsabilità.
“Mi sposti quello, mi controlli quell’altro, mi viene il camion alle… etc.”
Da quando me l’hanno fatto notare ho cominciato ad accorgermi che lo usavo continuamente, quasi in maniera involontaria.
Si tratta di una questione piuttosto antipatica perché era un uso tutt’altro che etico di questo dativo: era il dativo di quello che – a parte il coinvolgimento emotivo, che c’era tutto – comanda a destra e a manca e parla del lavoro fatto o da fare come se fosse solo il suo, non contemplando affatto la partecipazione e l’apporto delle altre persone.
È orribile scoprire che non ci si accorge delle parole che si usano nel momento in cui si usano.
Diceva bene Moretti, le parole sono importanti.
Bisognerebbe aggiungere a libri e manuali un nuovo dativo: il “dativo egocentrico (o comandone)”.
E poi sconsigliarne vivamente l’uso.

Puntualizziamo

Pubblicato su Punto e Virgola by w.e. su Maggio 9th, 2007

di W.E.

Mi piacerebbe spiegare alle persone che non avere cartellini, orari, ufficio, non significa per forza lavorare di meno.
Rammentargli che lavorare a casa non vuol dire passare il tempo sul divano.
Raccontargli che lavorare in ambito teatrale non è uguale a passare la giornata a fare smorfie.
Fargli capire che lavorare nella grafica o nel web non vuol dire fare un disegnino né mandare un’e-mail: fargli entrare nel cervello che il progresso tecnologico non implica necessariamente che il computer faccia le cose da solo.
Ricordare agli “amici” che ti commissionano un lavoro che, in nome dell’amicizia, il lavoro va pagato allo stesso modo e non molto meno, né molto dopo che il lavoro è stato consegnato.
E molte altre cose ancora vorrei dire, ma dato che stasera non lavorerò, mi concedo la cena a un orario normale e magari, mi guardo pure la televisione.

Cospettone!

Pubblicato su Punto e Virgola by w.e. su Aprile 28th, 2007

di W.E.

Quanti granciporri lungo una già breve vita. Che cafarnao abbacarli tutti.
Quanto spreco baloccarsi con brigatori arruffamatasse, imbattersi in un biascicapaternostri o in un murcido faloppa, gettonare un bàbbio senapismo, inviare missive a un moscardino affannone in visita da anni da un freniatra magari pure callido.
Poi necessiti un anòdino, dal troppo disagarbare, ti mangi tutte le pipite o culmini in una ribotta per dimenticare.
Invece costoro dovrebbero finire tutti nella rumentiera, oppure tu appigionare un guardamerci, quantunque richiedesse una dispendiosa buonamano.
Ma vabbè, me ne imbuschero, invacco con ricche acquavite conservate nel frigidaire, cucio di gugliata le ferite rimaste e poi via! Pel mondo ancor con un desueto omnibus, che il cammino è lungo, ma io un buon equitatore.

Giocando con questo.

Male virgola bene

Pubblicato su Punto e Virgola by w.e. su Marzo 21st, 2007

di W.E.

ovvero: inutili speculazioni su felici composizioni di parole

“Male virgola bene”.
Che è diverso da “senza infamia e senza lode” o “così così” o “abbastanza bene”.
Infatti non è la fusione dei due concetti ma la loro successione.
Però quella virgola (che è proprio pronunciata – in questo caso scritta – in quanto parola e non solo in quanto segno d’interpunzione) mi fa pensare a tre possibilità:
- male e poi bene (come si diceva);
- male ma anche bene: perché si può trovare qualcosa di positivo in una situazione che complessivamente positiva non è;
- male ma forse bene: perché anche se è andata male in fondo è meglio che sia andata così (visione prospettica e positivista, cioè ci si vede già proiettati nel futuro a guardare indietro con quel disatacco necessario che ci rende più obiettivi).

È una frase mutuata da un’amica: ha risposto così a qualcuno mentre stava al telefono.
Mi è molto piaciuta e le ho profondamente invidiato l’idea.

Postilla:
A volte si cercano conferme per questioni che non ne hanno bisogno, per poi trovarsi spiazzati dalle conferme cercate e per di più già note.
C’è uno stupido giochino che concediamo indolenti alla nostra mente, ché lei è più avanti.
Come lo stomaco quando ci dice che abbiamo fame.
Ho fame. Eppure (infatti) tremo.

Costanza

Pubblicato su Punto e Virgola by w.e. su Marzo 21st, 2007

di Costanza

Non chiamatemi per intero.
È un rimprovero.
Una scossa.
Non voglio ascoltare le vostre critiche
né la vostra disapprovazione.
Meglio che non dite niente
e che non dica niente.
Il mio corpo si è ristretto,
ma l’ho fermato.
Accelerate e blocchi repentini.
L’impegno che viene meno,
che lascia spazio all’inerzia.
Indolente della consapevolezza.
È bello il mio nome.
Ma non mi appartiene.

Milleuristi contro Cent-euristici

Pubblicato su Punto e Virgola by w.e. su Gennaio 23rd, 2007

di Jaco

Non fanno altro che parlare di milleuristi ormai, in tutti i talk show televisivi, radiofonici e “speciali informazione”.
Fra i milleuristi vengono fatti rientrare anche i giovani ricercatori universitari, erroneamente poiché loro, forse pochi lo sanno, mille euro li prendono non al mese, ma all’anno!
Si dovrebbero denominare allora centeuristi. Propendo per Cent-euristici: infatti la loro esistenza dimostra l’esistenza dell’Università.

Tuttavia sono pure costrutti teorici funzionali alla dimostrazione di cui sopra, per cui non sono rilevabili a livello empirico.
Se fosse possibile investire le loro strutture in carne e sangue, potrebbero chiamarli “vittime sacrificali in nome del sapere”.

Ma non è possibile in quanto paradossale, perché carne e sangue vengono negate a ciò che è pura astrazione teorica, per di più strettamente funzionale.
Oooh! Abbiamo dimostrato finalmente che i giovani ricercatori non esistono! Almeno non di più dei centauri, loro omoteleuti.

Ora si capisce perché gli si fanno firmare i surreali “contratti gratuiti” dopo che hanno svolto la loro attività lavorativa annuale, per dimostrare che l’Università nonostante tutto funziona, perché le cose se le inventa.

Odio e amore

Pubblicato su Punto e Virgola by w.e. su Gennaio 18th, 2007

di W.E.

Odio odio moltissimo Excel. Non lo so usare e quando ho l’obbligo di farlo mi viene la gastrite, sfoghi sulla pelle, mi si blocca la schiena.
Dopo qualche ora divento uno zombie dagli occhi ributtanti.

Amo amo moltissimo questo programmino che mi risolve i problemi di battitura con accenti, tildi, dieresi, marchi registrati e tutta quella squadra di caratteri speciali che su Word vanno sotto la tendina Inserisci Simbolo.

Il calcio è pericoloso

Pubblicato su Punto e Virgola by w.e. su Dicembre 11th, 2006

di W.E.

calcio.jpg

La riprova di ciò che dicevo in Rigore.

Rigore

Pubblicato su Punto e Virgola by w.e. su Dicembre 11th, 2006

di W.E.

Cerco questa parola sul De Mauro. Perché questa è la parola della serata. Quella che emerge da un’esperienza, e quella sul cui significato ti trovi a riflettere.
Allora. Eccoci:
1 LE rigidità: pur sempre rifulgono i tronchi | quivi in rigor di pietra simili a gemmei steli (D’Annunzio)
2 AU intensità e rigidità del freddo: i rigori dell’alta quota; inclemenza di una stagione: il r. dell’inverno
3a AU austerità di carattere e di comportamento: è un uomo di grande r., scelta improntata al massimo r. morale
3b LE durezza di cuore, spec. insensibilità alle profferte amorose: aspro core e selvaggio, e cruda voglia | … | se l’impreso rigor gran tempo dura, | avrian di me poco onorata spoglia (Petrarca)
4 AU rigidezza formale e severità di contenuto: r. della legge marziale | severità nell’applicazione di norme, regolamenti e sim.: regime basato sul r. poliziesco
5 AU precisione scrupolosa e rigida coerenza nella pratica di una disciplina, di un’arte: il r. della dialettica; logicità, chiarezza di un ragionamento, di un metodo: il discorso si sviluppa con incalzante r.
6 TS sport ⇒calcio di rigore

Non riporto le “polirematiche”, e non considero il significato 6 (il calcio non mi interessa e soprattutto è pericoloso, rimando la riprova a post futuro).
Vengo da uno spettacolo teatrale e il tipo di rigore sperimentato è quello che sta al significato 5. Ovvero, per quanto mi riguarda, l’unica forma di rigore auspicabile. Quel rigore che, ancora - madonna, quante volte l’avrò già detto? - esiste per questioni di necessità. Cioè, quel tal lavoro o quella tal opera o quello che vogliamo, non potrebbe esistere se non in quella forma di meticoloso rigore. Intendo: quale che sia il risultato, quale che sia il gusto di chi ci si confronta. Il rigore - e, in questo caso, la necessità - sono lì. Piuttosto evidenti.
Ma torniamo alla parola in questione. Io vorrei avere il rigore del significato 5 in tante delle cose che faccio e in tante situazioni, in tanti pensieri e in tante attitudini. Ma non ce l’ho.
Vorrei non conoscere troppo bene il rigore del significato 2, come invece è. Ma forse in questo caso potremmo estrapolare del positivo (rinascere a primavera etc.).
Ho paura di tutti gli altri (1, 3A e 3B, 4). Seriamente. Paura di un eventuale esserci portati, in primis, esserci trascinati, in secondis. Ma sì, buttiamola a ridere.