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Archive for the ‘Gli scranni, i media, la polis’ Category

Senza parole

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di W.E.
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Written by w.e.

aprile 22, 2009 at 11:31 am

Obama, facci un embargo

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di W.E.

DECRETO LEGGE ANTICOSTITUZIONALE
1. Napolitano non firma il testo del decreto legge del Cdm che recita così:
“In attesa dell’approvazione della completa e organica disciplina legislativa sul fine vita alimentazione e idratazione in quanto forme di sostegno vitale e fisologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi” – motivando la sua decisione con questa lettera.
2. Il Presidente del Consiglio decide di trasformarlo in disegno di legge che Schifani si affretta a far discutere in aula già lunedì. Le motivazioni che spingono il Presidente del Consiglio a volere a tutti i costi vietare la sospensione dell’alimentazione di Eluana Englaro sono i seguenti:
– Eluana è “una persona viva, che respira in modo autonomo, le cui cellule cerebrali sono vive e mandano anche segnali elettrici. Una persona che potrebbe anche avere un figlio”;
– Eluana è “in uno stato vegetativo che potrebbe anche variare, come diverse volte si è visto”;
– “Non mi volevo sentire responsabile di un’omissione di soccorso per una persona in pericolo di vita”.

Dice al padre: “Mi dicono che ha un bell’aspetto, funzioni attive, il ciclo mestruale…”

EMENDAMENTO SICUREZZA
L’emendamento sulla sicurezza presentato dalla Lega è passato al Senato con 154 sì e 135 no e 1 astenuto. Fra le altre cose, rende effettivo quanto segue:
1. la cancellazione della norma per cui il medico non deve denunciare lo straniero che si rivolge a strutture sanitarie pubbliche;
2. il carcere fino a quattro anni per i clandestini che rimangono sul territorio nazionale nonostante l’espulsione;
3. la tassa da 80 a 200 euro per il permesso di soggiorno;
4. la schedatura dei senza fissa dimora in un apposito registro;
5. l’istituzionalizzazione delle “ronde padane” (non armate grazie ad un emendamento di Casson).

Vedi titolo.

Written by w.e.

febbraio 7, 2009 at 5:47 pm

Couchsurfing

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di W.E.

I social network sono ormai quotidiano argomento di conversazione nei contesti più disparati.
Giornali e riviste non fanno che pubblicare articoli sul tema. Non ricordo se fosse il Sole24ore o quache altro quotidiano che ha approntato addirittura una guida in più volumi per gli utenti di Facebook – il social network più frequentato, gettonato, studiato, chiacchierato.
Anche oggi su Repubblica due le questioni affrontate: la prima ha a che fare con l’ombra nera della crisi che avanzerebbe anche su questo settore; la seconda riguarda un gruppo di madri che ha lanciato una protesta contro la politica di Facebook relativa al divieto di pubblicare foto di donne che allattano.
Ora, non m’interessa discutere qui i pregi e/o i difetti di Facebook e affini, vorrei invece parlare di quello che io considero realmente un “social network” – ampliandone, forse in modo improprio, la definizione.
Couchsurfing è una rete di ospitalità gratuita che funziona tramite Internet.
Ormai molto conosciuta, con un gran numero di utenti, nasce nel 2003 dall’idea di un giovane del New Hampshire, che avendo la passione per i viaggi ha ideato un portale attraverso il quale è possibile ospitare ed essere ospitati semplicemente inviando una mail agli utenti della rete.
Il sistema, molto ben organizzato, prevede la creazione di profili molto dettagliati, nonché un modo di verificare e valutare il grado di disponibilità e serietà con cui i membri vi partecipano. La forza di questa rete è non solo quella di permettere a chi viaggia di avere un posto dove dormire senza spendere un soldo, ma soprattutto di conoscere i luoghi attraverso e insieme alle persone che li abitano, creando – parallelamente alla rete virtuale – una reale rete di contatti tra persone di diversi Paesi e culture. Consiglio, a chi ne avesse la possibilità, di entrare a far parte di questa rete. Si tratta, a mio avviso, di uno dei progetti più ambiziosi ed interessanti realizzati attraverso Internet, con una funzione sociale e culturale di grande portata.
Solo una volta, ormai un paio di anni fa, mi capitò di leggere un articolo pubblicato su un quotidiano italiano relativamente ai “surfers del divano”.
Ma si sa, le cose che funzionano non meritano mai troppa attenzione.

Written by w.e.

gennaio 3, 2009 at 7:34 pm

Il pedone pirata

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di W.E.

In una delle settimane più stressanti e faticose dell’anno, nell’ordine mi rubano il portafoglio e m’investono con il motorino.
Io riesco a malapena a trovare il tempo di andare a fare la denuncia per il furto e a rifare i documenti, figuriamoci se ho voglia di andare a compilare pratiche per spillare soldi all’assicurazione del giovane sventurato che mi ha investito.
D’altronde non è che abbia riportato gravi traumi, giusto qualche sbucciatura e un bel bernoccolo (anche se mi portano in ambulanza al pronto soccorso a verificare).
Faccio una discreta figura con il poliziotto che batte la mia denuncia al computer: è lo stesso che tre giorni dopo arriva sul luogo dell’incidente e che mi intervista per il verbale.
Alla fine, avrei detto che due eventi così in successione mi avrebbero messo molto più malumore.
Forse la stanchezza era tale che facevo anche fatica a rendermente conto.
La cosa passa, ho quasi tutti i documenti (ma non più la mia fantastica carta d’identità nuova). A parte il codice fiscale e la tessera sanitaria. Comunque. Pace fatta.
Ma stamattina, quando vado alle poste con una raccomandata che sa di patente nuova in arrivo (in effetti ancora mi manca anche quella) o di un misterioso ritrovamento del portafoglio a Reggio Calabria, mi ritrovo con un atto giudiziario. Devo pagare 32 euro e 69 (10 e 69 sono per le spese di notifica) perché quando mi hanno investito non attraversavo sulle strisce.
Leggete qua, fatevi una cultura.

Written by w.e.

agosto 11, 2008 at 10:03 pm

Biliardino

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di W.E.

Ne abbiamo sentite tante, dal divieto di fare foto ai propri figli in piscina a Trento alle multe salate se siete più di due di notte in un parco di Novara.
Ma la più incredibile l’ho vista a casa mia.
Sulla spiaggia, accanto al bancone del bar, un cartello recita: “Vietato l’uso dei videogiochi e del biliardino ai minori di 14 anni”.

Written by w.e.

agosto 11, 2008 at 8:43 pm

Ricevimento

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di W.E.

Non so che cosa accadrà al nostro Paese nei prossimi anni. Dico, a prescindere dal verde che si allarga nelle bandiere e si restringe nei campi – qui, sotto l’aia ancora per poco mia, costruiranno una bella piscina, e le porzioni di casolari riscaldate a camino diventeranno tanti appartamenti per tante famiglie, e tra confusione e strepiti avranno termine le notti silenziose…
Dicevo. Ho un fremito, un fremito d’indignazione e repulsa per tutti coloro che occupano cattedre senza meritarne neanche il più piccolo cassetto. Non parlo di qualche politico ma di qualche insegnante. E dei segretari di quegli insegnanti. E di tutti quelli deputati a essere di sostegno agli studenti in quanto investiti di ruoli di qualche tipo all’interno delle strutture didattiche ma invece finiscono per essere un intralcio. Quando non un ostacolo serio.
E aborro episodi del tipo di cui ora vado a narrarvi, con nomi neanche troppo di fantasia.

Francesca xxx, studentessa dell’ultimo anno di Conservazione dei Beni Culturali, s’informa sull’orario di ricevimento di Luciana xxx, direttrice didattica del suo Corso di Laurea. S’informa per scrupolo, dato che siamo agli sgoccioli del primo semestre (e nel secondo gli orari di ricevimento cambieranno) e anche perché la sede del corso è in un’altra città rispetto a quella in cui abita, a circa un’ora di distanza in auto.
Telefona. Alla domanda di cui sopra (“Volevo sapere se gli orari di ricevimento sono quelli dato che vengo da fuori e non ho sempre modo di controllare su Internet…” etc etc) Luciana risponde con un’altra domanda (che non si fa n.d.r.) per di più provocatoria:
– “Ha una domanda migliore di questa?”
– “No. Veramente io volevo sapere…”
– “A questa domanda le può rispondere il computer.” (strafalcione: il computer non “risponde” e comunque non è il computer che fornisce gli orari, ma semmai un sito su Internet; quindi siccome lei lo sa, forse è uno strafalcione voluto, allora seconda provocazione, n.d.r.).
– “Ma non tutti hanno il computer e non tutti hanno modo di verificare sempre e facilmente le informazioni su Internet”.
“Ah questo è un altro discorso”. E riattacca. RIATTACCA. Siamo alla maleducazione.

Francesca è un po’ basita, ma siccome non si fa scomporre per così poco chiama la segreteria del Dipartimento. Risponde un ragazzetto.
“Sì, ciao, senti, scusa siccome io dovrei etc etc so che il ricevimento inizia alle 15 ma a che ora finisce?”
Risposta: “Il ricevimento non hai mai fine, ha solo un inizio.” Siamo alla demenza.

Francesca non si abbatte. Sale in macchina, e fa in modo di essere al ricevimento in un orario perfetto sia per il primo che per il secondo semestre, né troppo presto né troppo tardi (ma in fondo avrebbe potuto anche arrivare tardi tanto l’orario di ricevimento non ha mai fine).
Naturalmente Luciana non c’è. Invece arriva un’altra ragazza, visibilmente agitata che deve consegnare la tesi entro la giornata e davanti alla porta chiusa è presa da un attacco misto di panico e disperazione. Insieme vanno in segreteria a chiedere delucidazioni, lì scoprono che Luciana se n’è andata giusto giusto dieci minuti prima dell’inizio del ricevimento (ma che brava!). Protestano a viva voce, richiedono il numero di cellulare senza successo, e alla richiesta di indicazioni su come poter fare non solo per risolvere la cosa ma anche per avviare un giusto reclamo la risposta è “Lo sapete che il coltello dalla parte del manico ce l’hanno sempre loro. Poi fate voi.”

Ecco. Fate voi.

Written by w.e.

aprile 29, 2008 at 11:13 pm

Iraniane alla guida?

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di Lisa

L’altro pomeriggio acchiappo per caso le ultime frasi di un cronista su Radio24 (che seguo anch’io, ogni tanto; a questo proposito non ho ancora capito se Cruciani mi sta antipatico o no) che parla di qualche Paese, ma non so quale.
Nuovi provvedimenti per rilasciare patenti alle donne. Nel senso che le donne non possono prendere la patente e se la prendono è per qualche caso speciale che mi è sfuggito. In ogni caso, a parte il fatto che possono guidare dalle 7 alle 20 – con il velo al suo posto – per ottenerla, questa benedetta patente, devono pagare una salata cauzione nel caso di possibili incidenti e conseguenti danni all’auto .
Spero non me la menerete col politicamente corretto se ho saputo solo pensare “Maledetti bastardi”.
Poi il pensiero è volato subito (non prima dell’immagine di me col velo che guido una macchina lunga e ammaccata, il velo mi va in faccia e io vado addosso alla macchina davanti e la mia si ammacca ancora di più e mi tolgono la patente per cui ho pagato una cauzione più alta del prezzo della macchina stessa, ovviamente acquistata da un’altra donna che aveva a sua volta rinunciato alla guida per lo stesso guaio) all’Iran e al bellissimo e amarissimo lungometraggio di Marjane Satrapi. Non me ne riavrò, credo.

Written by w.e.

marzo 20, 2008 at 9:31 pm