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Archive for the ‘Punto e Virgola’ Category

Accenti

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di W.E.

Un giorno, non so se fossi già alle elementari, rivolsi a mia madre una domanda che mi frullava nella testa da un po’. Il ricordo è molto vivido: gliela feci mentre rientravamo a casa e lei arrestava l’auto nel garage del nostro vecchio condominio. Le chiesi come si facesse a distinguere per iscritto le due “o” che venivano pronunciate in modo diverso (evidentemente, senza saperlo, mi riferivo alla “o” con l’accento grave e a quella con l’accento acuto).
Lei mi rigirò la domanda, curiosa dell’idea che potevo aver sviluppato in autonomia, e io azzardai: una si scrive più grande e più “ciccia”, l’altra più piccola e “magra”. Non era male come idea.
Oggi gli accenti sono, insieme alla punteggiatura, una delle mie fissazioni, e noto con disappunto che sono in molti a non usarli in modo corretto (nemmeno quando trattano specificamente dell’argomento, vedi l’errore nella pagina al link sottostante).
Sono consapevole del fatto che siamo disabituati a scrivere, soprattutto non siamo più abituati a scrivere facendo attenzione alla forma: scriviamo sms, scriviamo su facebook e twitter, scriviamo mail sbrigative e spesso di corsa o facendo altre tre, quattro cose insieme. L’uso della tecnologia ci ha certo facilitato, ma in molte cose ci ha anche impigrito; quanti di noi scrivono ancora lunghe parti di testo a mano?
Ma il punto non è solo questo. Per alcuni versi, in realtà, la tecnologia potrebbe aiutarci a migliorare nello scrivere, piuttosto che il contrario. Potrebbe rendere più facile e frequente l’allenamento, il confronto, le correzioni. Invece sembra che ci piaccia di più cavalcare l’onda contraria.
Se poi, addirittura ci mettono i bastoni tra le ruote, allora siamo fritti.

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Written by w.e.

dicembre 10, 2012 at 6:44 pm

Restiamo umani

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di W.E.

Esistono persone che stanno nel mondo in modo molto differente da altre, persone che non si sentono altro che questo. E che in questo, non accettano compromessi.
Se, come Vittorio Arrigoni (e come Hondros e Hetherington), tutti avessimo il coraggio di misurarci quotidianamente con la violenza, la segregazione, la guerra, la tortura, la morte, capiremmo una volta per tutte che il diritto umano viene prima, prescinde dagli equilibri economici e politici di qualsiasi stato che sia sovrano o meno.

Non esistono sovrastrutture al diritto umano. Di nessun tipo.
Ma pare che questo concetto sia un po’ sfuggente.
Forse invece di obbligare gli studenti a fare uno stage prima di affacciarsi al mondo del lavoro, si potrebbe, prima di affacciarsi alla vita, mandarli a fare un periodo come volontario in uno dei numerosissimi Paesi del mondo in cui la guerra e la lotta per la sopravvivenza sono l’unica faccia della medaglia.

Commento con un amico le notizie del telegiornale: “Certo che ci vuole coraggio.”
Ribatte: “No, ci vuole sana incoscienza”.
Qualcosa di sano ci vuole, che sia o incoscienza o coraggio.
La sera mi manda un messaggio: “Ci ho pensato, e poi ho sentito Caterpillar: ci vuole sì incoscienza, ma anche coraggio, e rabbia.”
Auguri a tutti, esseri umani.

Written by w.e.

aprile 22, 2011 at 12:01 am

Lievi modifiche

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di W.E.

“Gli aiuti per l’educazione religiosa dei figli – ha detto Benedetto XVI – sono un diritto inalienabile”.

Approfondimenti

Written by w.e.

dicembre 6, 2008 at 2:23 pm

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Nel senso

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di W.E.

Cos’è che può portare dei ragazzi a incidere con un bisturi una svastica nell’anca di una diciassettenne? Aiutatemi: è qualcosa di diverso dalla totale deficienza?

Written by w.e.

novembre 25, 2007 at 2:48 pm

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Dativo Etico

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di W.E.

Il dativo etico indica partecipazione psicologica e/o emotiva da parte di chi parla a quanto espresso nel predicato. Per questo a volte è confuso con il dativo di interesse (o dativo di vantaggio/svantaggio).
Esempi:
“Che mi combini?”
“Mi è morto il gatto”.
“Il bambino non mi mangia”.

Mi hanno accusato – giustamente – di usarlo in modo continuo e assertivo, nell’ambito di una situazione organizzativa in cui avevo diverse responsabilità.
“Mi sposti quello, mi controlli quell’altro, mi viene il camion alle… etc.”
Da quando me l’hanno fatto notare ho cominciato ad accorgermi che lo usavo continuamente, quasi in maniera involontaria.
Si tratta di una questione piuttosto antipatica perché era un uso tutt’altro che etico di questo dativo: era il dativo di quello che – a parte il coinvolgimento emotivo, che c’era tutto – comanda a destra e a manca e parla del lavoro fatto o da fare come se fosse solo il suo, non contemplando affatto la partecipazione e l’apporto delle altre persone.
È orribile scoprire che non ci si accorge delle parole che si usano nel momento in cui si usano.
Diceva bene Moretti, le parole sono importanti.
Bisognerebbe aggiungere a libri e manuali un nuovo dativo: il “dativo egocentrico (o comandone)”.
E poi sconsigliarne vivamente l’uso.

Written by w.e.

luglio 3, 2007 at 6:20 pm

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Puntualizziamo

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di W.E.

Mi piacerebbe spiegare alle persone che non avere cartellini, orari, ufficio, non significa per forza lavorare di meno.
Rammentargli che lavorare a casa non vuol dire passare il tempo sul divano.
Raccontargli che lavorare in ambito teatrale non è uguale a passare la giornata a fare smorfie.
Fargli capire che lavorare nella grafica o nel web non vuol dire fare un disegnino né mandare un’e-mail: fargli entrare nel cervello che il progresso tecnologico non implica necessariamente che il computer faccia le cose da solo.
Ricordare agli “amici” che ti commissionano un lavoro che, in nome dell’amicizia, il lavoro va pagato allo stesso modo e non molto meno, né molto dopo che il lavoro è stato consegnato.
E molte altre cose ancora vorrei dire, ma dato che stasera non lavorerò, mi concedo la cena a un orario normale e magari, mi guardo pure la televisione.

Written by w.e.

maggio 9, 2007 at 8:53 pm

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Cospettone!

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di W.E.

Quanti granciporri lungo una già breve vita. Che cafarnao abbacarli tutti.
Quanto spreco baloccarsi con brigatori arruffamatasse, imbattersi in un biascicapaternostri o in un murcido faloppa, gettonare un bàbbio senapismo, inviare missive a un moscardino affannone in visita da anni da un freniatra magari pure callido.
Poi necessiti un anòdino, dal troppo disagarbare, ti mangi tutte le pipite o culmini in una ribotta per dimenticare.
Invece costoro dovrebbero finire tutti nella rumentiera, oppure tu appigionare un guardamerci, quantunque richiedesse una dispendiosa buonamano.
Ma vabbè, me ne imbuschero, invacco con ricche acquavite conservate nel frigidaire, cucio di gugliata le ferite rimaste e poi via! Pel mondo ancor con un desueto omnibus, che il cammino è lungo, ma io un buon equitatore.

Giocando con questo.

Written by w.e.

aprile 28, 2007 at 7:13 pm

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