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Stoner

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di W.E.

Stoner di John Edward WilliamsStoner è il titolo del terzo romanzo di John Edward Williams, romanziere, poeta e professore americano nato in Texas nel 1922 e morto nel 1994. Si tratta di un romanzo dimenticato per lungo tempo, poi riedito nei primi anni del 2000 dalla New York Review Books, e, lo scorso febbraio, pubblicato da Fazi nella traduzione di Stefano Tummolini.
Sia mio padre che mio fratello me ne parlavano con un entusiasmo raro, da nessuno dei due avevo mai sentito elogiare così tanto un libro. Quindi, ho dovuto leggerlo subito.
Stoner prende il titolo dal cognome del protagonista: figlio di contadini, inizia a frequentare i corsi di agraria all’Università del Missouri per volontà del padre – che lo vorrebbe agricoltore esperto per aiutarlo nei campi – ma, affascinato dalla letteratura, finirà per cambiare percorso di studi e rimanere all’Università del Missouri, prima come studente, poi come assistente, infine come docente. Si sposa, ha una figlia, qualche amico, un amore fuori dal matrimonio. In poco più di questo consiste Stoner: nient’altro che il racconto di un uomo che percorre la sua esistenza. Senza intrecci complessi, senza eventi di particolare rilievo, Williams ci tiene attaccati a ogni pagina con una prosa asciutta, rispettosa, delicata. Una prosa necessaria, come ha sottolineato giustamente mio padre. Stoner ci sorprende perché è essenziale, proprio come la vita.
“Cosa ti aspettavi?” si chiede Stoner riflettendo sulla sua. “Cosa ti aspettavi?”
Da leggere assolutamente.

Written by w.e.

gennaio 12, 2013 at 1:18 pm

Il Conte di Montecristo

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di W.E.

Ci sono dei momenti in cui, fortuitamente, le coincidenze portano a piacevoli scoperte.
Poco tempo fa un’amica continuava a dirmi, ogni volta che mi vedeva, quanto la sua lettura de Il Conte di Montecristo fosse entusiasmante. Sembrava quasi che il tempo passato senza il libro tra le mani per lei fosse tempo sprecato.
Non molto tempo dopo mi trovo a vederla, l’isola di Montecristo, a lasciarmela nell’orizzonte di foschia mentre su una barca a vela con degli amici cominciamo la traversata che ci porterà in Corsica.
La trama del romanzo di Dumas, in fondo, è stata per me sempre avvolta nella stessa foschia. Sì, la conosco a grandi linee, ma non l’ho mai conosciuta davvero. E non ho mai visto lo sceneggiato del 1966 col giovanissimo Giordana nei panni di Edmond Dantès, né il film per la tv con Gérard Depardieu.
L’estate prosegue e torno a casa dai miei genitori. Racconto a tavola del mio desiderio di leggere il romanzo, e mio padre il giorno dopo mi regala l’edizione della BUR, che guarda caso è in sconto. A quel punto l’avventura non può che cominciare.
Il titolo della prefazione, di Umberto Eco, è “Un romanzo mal scritto”. Non l’ho ancora letta, anche se mi incuriosisce parecchio. Lo farò alla fine delle 915 pagine che mi avvincono da ormai un mese (fortunatamente sono solo a pagina 204).
Mi succede, di giorno, che al passaggio distratto vicino al comodino, alla vista del libro, mi ricordo improvvisamente che altre pagine mi attendono quella sera. E’ come se la giornata, sul finire, mi riservasse un’ultima sorpresa, rendendo il momento già dolce del coricarsi ancora più foriero di premi.
Non me lo ricordo, ma mi sa che quando da bambini ci leggevano le favole la sensazione era proprio la stessa.
“E chi non l’ha mai letto, lo rilegga!” fu il lapsus di un vecchio professore.

Written by w.e.

settembre 15, 2011 at 10:33 pm

Pubblicato su Cotidie, Incontri, Libri

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Lourdes

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di W.E.

Felicissima scelta tra gli ultimi film visti (vedi punto 1) è sicuramente Lourdes di Jessica Hausner, regista austriaca 39enne.
Da tempo ne avevo letto da qualche parte, da tempo volevo vederlo. Una di quelle cose che forse fanno capo al thin-slicing di cui parla Malcolm Gladwell (vedi punto 2) e che mi ricorda il mio stupore nel constatare come il mio desiderio di visitare Lisbona si rivelò esattamente corrispondente all’atmosfera che vi ho trovato.
Lourdes è il viaggio di una ragazza paralizzata dalla sclerosi a placche al santuario francese (consiglio subito una gita sul sito del santuario, un sito decisamente a la page). La regista cura con grande sapienza luce e fotografia in quello che è un bellissimo viaggio umano e in cui l’indagine sull’uomo è protagonista assoluta.
Quello che forse non hanno intuito le autorità ecclesiastiche che hanno autorizzato le riprese – autorizzazioni non semplici da ottenere – è proprio il fatto che l’esistenza di Dio e la fede in lui riposta è qui, nonostante le apparenze, questione laterale.
La speranza di ottenere il miracolo e di porre fine alla propria condizione di sofferenza, solitudine ed esclusione, è tale da scatenare – in un luogo saturo di pietà e misticismo (e commercio) – le più meschine invidie e i dubbi più biechi.
Ciò che lega più prepotentemente l’uomo all’idea dell’esistenza di Dio è la percezione che egli ha della sua condizione inferma, insieme alla volontà e al desiderio disperato di dissipare le brutture e i dolori che tale condizione comporta.
I personaggi sono sapientemente caratterizzati e interpretati in modo eccellente dagli attori, bravissima è Jessica Hausner.

Punto 1
– Ultimi film visti recentemente oltre a Lourdes: Hereafter di Clint Eastwood. Che Clint non sbagli un colpo ormai lo diamo per assodato. La paura che mi accompagna sempre è proprio quella di constatare che forse ciò non andrebbe fatto, ma svanisce con l’arrivo puntuale delle attese conferme. Il mistero della vita visto da uno dei (pochi) maestri del cinema del nostro tempo, ormai ottantenne, che, oltre a dare la sua personale lettura, esprime la gratitudine per avere fatto parte, in un modo o in un altro, di questo mistero.
Inutile dire che ho pianto per quasi tutto il film, ma mi succede ormai da tempo, con quasi ogni film, anche gli horror.
Precious di Lee Daniels è un film duro che non lascia spazio a sfumature, ma ci regala la bella storia del riscatto umano e sociale di una giovane ragazza madre di Harlem, stuprata fin da bambina dal padre e maltrattata dalla madre, in un contesto di degrado umano e di violenza. I desideri della protagonista di diventare finalmente bella, ricca e considerata, sono raccontati con pillole così cariche e così leggere, che lo spettatore non può evitare di innamorarsi di questa figura strabordante e insieme indifesa, e di sperare con lei e per lei, in un futuro migliore.
Yes Man è un film divertente di Peyton Reed, in cui Jim Carrey, depresso perché lasciato da sua moglie ed entrato nel tunnel dell’autoisolamento, assiste allo show popolarissimo di un pseudo-santone che lo convince a cercare la felicità attraverso la regola del rispondere sempre: “Sì”. Gli equivoci generati da questa regola, seguita alla lettera, sono innumerevoli, ma tra essi c’è anche la ritrovata capacità di sorridere alla vita e di innamorarsi ancora.
Toy Story 3 – visto il 1° dell’anno dopo i tortellini in brodo e il lesso – vale la pena se non altro per chiarire una volta per tutte qual’è la considerazione di tutte le bambine del mondo, e del mondo in generale, nei confronti di Ken.
Spassosissmo e a tratti terribile: la spalla del cattivo (che è un orso profumato alla fragola) è un bambolotto con un occhio cavo, una sorta di bambino-zombie intellettivamente offeso, un frankenstein nano in grado di girare la testa come Linda Blair.

Punto 2 – Malcolm Gladwell è giornalista scientifico del “Washington Post” e collaboratore del “New Yorker”. Un mio amico mi ha regalato In un batter di ciglia. Il potere segreto del pensiero intuitivo (titolo originale: “Blink”). In questo libro Gladwell analizza il potere della cosiddetta “cognizione rapida” cioè quello strumento di conoscenza e di interpretazione della realtà che l’uomo adotta naturalmente “d’istinto”, in una manciata di secondi.
Il thin-slicing è “(…) la capacità dell’inconscio di trovare il ‘pattern’ – la particolare struttura e/o peculiarità – di situazioni e comportamenti basandosi su fette sottili di esperienza.”

Written by w.e.

gennaio 16, 2011 at 11:26 pm